Tutto è cambiato su un marciapiede di Roma, quando mio fratello Lorenzo mi ha portato davanti a “Strategia e tattica”.
Un posto che se non sei un po’ nerd ti affascina come un F24.
Ma è lì che ho capito che l’idea che avevo in testa era potenzialmente molto dannosa.
E la colpa era delle regate, pensa.
L’epifania davanti a un negozio di giochi
Non è stato per il contenuto del negozio, una serie infinita di scatole di giochi da tavolo di ogni tipo, di strategia, gestionali, di guerra, giochi di ruolo, giochi di carte collezionabili (come Magic: The Gathering), di carte non collezionabili, giochi di miniature ecc.
L’epifania è stata scoprire che prima della parola “tattica” c’era “strategia”. E che quell’ordine non era casuale.
Ma io pensavo contasse solo la seconda.
Il bias del regatante: la velocità non è tutto
E qui arriviamo alla vela.
Da regatante avevo visto che uno dei ruoli da fighi, uno di quelli in cui le barche che vogliono vincere ci chiamano “quei boni de Copa”, come dicono i triestini, quasi al pari del timoniere è il tattico.
Cazzo, il tattico è quello che dice al timoniere: «VIRA!» e lui vira. È quello che dice: «Teniamo ancora questo bordo per un paio di minuti e poi strambiamo» e così le cose vanno. Insomma, è quello che la sa più lunga di tutti.
Ergo la tattica è la cosa più importante che c’è!
Dove avevo messo l’errore concettuale?
Non tenere conto che la tattica in barca è “la cosa più importante” solo perché ciò che viene prima, la strategia, appunto, è già stato definito a monte.
Qual è la strategia in una regata a bastone? Andare dalla linea di partenza alla boa di bolina, poi alla boa di poppa, poi di nuovo a quella di bolina ecc stando il più possibile davanti agli altri, nelle regate in monotipo, o andando più veloce del proprio rating nelle regate a compenso.
Se elimini questo aspetto è facile cadere nel bias: se devo arrivare prima allora devo andare il più velocemente possibile.
Se uno si limita alla tattica (come posso in queste circostanze andare più velocemente possibile?), mentre navighi con 15 nodi d’aria in bolina potresti pensare che puggiare di 90 gradi e issare il gennaker potrebbe addirittura raddoppiare la tua velocità: cazzo, mossa geniale!
Peccato che vai dalla parte sbagliata.
Come sai che è sbagliata? perché la strategia è definita: andare verso la boa di bolina.
La differenza tra regata e business plan
Ora, in una regata a bastone, la strategia (il percorso) è imposta dal Comitato di Regata. Nel business, invece, il “percorso” (mercato/posizionamento) te lo devi inventare tu. Ovvero, nel business, a differenza della regata, se sbagli la strategia ti sei costruito un percorso che porta nel nulla.
Purtroppo nella comunicazione un sacco di aziende si pensa da regatanti ignari. Si dà importanza alla tattica invece che alla strategia. È successo pure a me e a noi di LLiquida: nessuno può scagliare la prima pietra.
Però possiamo capire perché certe pietre andrebbero tirate (almeno per secondi).
Quando la tattica diventa un bagno di sangue
Riporto le proposte ricevute.
C’è un trend virale: parliamo di questo così ci seguono. Ah, adesso funzionano i blog su Instagram trasformati in immagini con il testo. Dobbiamo essere su Linkedin! Facciamo dei video per Youtube. Compriamo una pagina di pubblicità. Prendiamo uno stand al salone. Mandiamo un comunicato stampa…
Di per sé ognuna di queste azioni non è né buona né cattiva, quindi possono essere, da un lato dei buoni investimenti, dall’altro dei bagni di sangue.
Se ti va di parlarne manda una mail a info@lliquida.com
Ma ricorda, la prima domanda che discrimina quale operazione ha senso è: qual è la tua boa di bolina?
In altri termini: che obiettivo vuoi raggiungere?
Vuoi che la gente conosca e si fidi del tuo marchio, vuoi che scopra un nuovo prodotto, vuoi che rimanga affascinata da una proposta commerciale «che non puoi rrifiutare»?
Insomma, se non parti dalla strategia, puoi virare sempre sui buoni o coprire sempre il tuo avversario più vicino, ma non farai altro che girare a vuoto.
Magari la tua barca è la più veloce della flotta, ma se sbagli la boa, al traguardo ci arriva prima chi andava piano, ma nella direzione giusta.
Prima di decidere quale vela issare o su quale social sbarcare, forse vale la pena sedersi a tavolino e tracciare la rotta sulla carta nautica.












