A meno che tu non sia un chirurgo, non sarà l’acquisto di un bisturi che ti renderà capace di eseguire interventi chirurgici.
Allora perché pensi che basti avere una tastiera per essere capaci di occuparsi di marketing e di comunicazione?
Probabilmente perché se si schiacciano i tasti le parole si compongono più facilmente di quanto si pensa possa essere semplice fare sopravvivere qualcuno dopo avergli aperto la pancia.
E se l’ortografia non è corretta appare la strisciolina rossa sotto che ti dice che non va bene.
A differenza del paziente che generalmente non è in grado di dare indicazioni circa la correttezza dell’operazione cui è sottoposto
In effetti,da un punto di vista penale, le conseguenze di una brutta comunicazione sono minori rispetto a quelle di un intervento chirurgico eseguito da chi non è in grado.
Da un punto di vista commerciale, invece possono avere la stessa gravità: fare morire il soggetto che vorremmo curare.
Storia di qualche giorno fa.
Mi arriva una richiesta per un articolo da scrivere per una rivista di settore su un cantiere che vuole avere una presentazione aziendale.
L’intervista con la persona responsabile delle vendite è stata un susseguirsi di «non so», «io non me ne intendo».
È stato come parlare di calcio per scrivere sul Guerin Sportivo con uno che ha visto un pallone una volta e sa che più o meno si devono usare solo i piedi, ma a volte no.
Poi sa che lo scopo è fare gol e che questo ha a che fare con una porta, ma non ha capito di quale camera.
Infine sa che esistono: il fuorigioco, l’allenatore e le marcature e che sono cose buone.
Quindi per ottenere delle informazioni utili recupero le info dal sito aziendale e da qualche articolo uscito in precedenza sui giornali.
E preparo il pezzo che aveva il compito di rendere questo cantiere interessante e alternativo a numerosissimi cantieri che già esistono e vendono.
Siccome è un lavoro commissionato da un cliente pagante, mando in visione il manoscritto all’azienda in questione dicendo: «controlla che tutte le info tecniche siano corrette».
Mi arriva una mail di risposta in cui l’attacco del pezzo è totalmente cambiato.
Nota bene, non c’era nulla di tecnico, ma solo l’accompagnamento del lettore verso il nocciolo della storia: perché dovresti comprati una barca da questa azienda.
Nota del mittente (testuale, e come si diceva nei telefilm americani: i nomi sono stati cambiati per proteggere gli innocenti):
«In questo primo paragrafo partirei riprendendo l’introduzione che abbiamo sul nostro sito riguardo al nostro cantiere.
Un pensiero che accompagna Tal de’ Tali fin dall’inizio, da quando ha immaginato il cantiere Barche Bellissime: creare imbarcazioni capaci di unire prestazioni, eleganza e innovazione senza compromessi, dove ogni scelta tecnica nasce da una visione precisa e ogni dettaglio ha un motivo di esistere.»
WOW, sono commosso…
Al di là dell’essere la centesima volta che leggo queste parole legate a un cantiere, pensa te quanto possono essere utili per differenziarlo dal resto del mercato.
E secondo: è evidente che non capiscono una delle basi della comunicazione.
Se io lettore, vedo un articolo su una rivista che pubblica un testo che ricalca in maniera precisa ciò che è scritto sul sito aziendale ciò che penso è: questa è una marchetta e scritta pure male.
Che un imprenditore intervenga per dire qual è la direzione che la sua azienda deve avere è fondamentale.
Ma perché confondere ciò che piace al “padrone” con ciò che convince il mercato?
Perché chiedi comunicazione e poi pretendi di basarla sugli slogan aziendali
Ti ribalto la questione: vorresti navigare su una barca progettata e costruita da uno che per lavoro si occupa di marketing e comunicazione?
Allora perché affidi la tua comunicazione a uno che per lavoro progetta e costruisce barche?
Ah, affidare il lavoro per poi pretendere di dirti come svolgerlo rientra nella stessa casistica.












