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La mano del padrone

Dusseldorf 2026, c’è una cosa che mi ha colpito più del resto.

Non sono stati i cantieri che mancavano, le novità che sono apparse (sempre più spostate verso il grande) e, come mi ha fatto notare qualcuno, i corridoi sempre più larghi, indice di una diffusa tendenza all’allontanamento dal principale salone a secco del Vecchio mondo.

Tutto ciò lo puoi trovare nei numerosissimi articoli e post che in questi giorni si sono susseguiti sulle riviste e sui vari post social.

Non sono state neanche le alternative alla barca o al gommone, che in un salone poliedrico come il Boot appaiono più che negli infighettati Cannes e Genova, come i trimarani gonfiabili di Portless (che a fine stagione sgonfi e metti via) o i sup con motore elettrico centrale di Sipaboard (anche in cobranding con BMW) o i sempre più numerosi mezzi elettrici presentati da brand cinesi (dai barchini da 2 metri alle decine di scooter acquatici).

Ciò che mi ha colpito è la dedizione alla causa di alcuni proprietari di cantieri che costellano l’empireo della flotta da diporto.

Due nella fattispecie: Frauscher e Axopar.

La mattina del quarto giorno di salone, prima dell’orario di apertura ho visto i due fratelli Michael e Stefan Frauscher impegnati nella pulizia di barche e stand. 

Rispettivamente il primo lucidava le barche esposte e il secondo passava l’aspirapolvere sulla moquette dello stand.

Nel padiglione accanto, Jan Erik Viitala, co-fondatore e attualmente Creative e Innovation Director del marchio con la X che negli ultimi 12 anni ha avuto una crescita inarrestabile, faceva volare il drone per riprendere dall’alto la sua esposizione di modelli.

Certo, ci sono anche esempi di cantieri più piccoli, vedi il tunisino Wama. 

Il General manager Zied Ben Omrane senza sapere chi fossi (ammesso che un addetto ai lavori debba avere più attenzione di un normale curioso), mi ha raccontato la sua barca in un ottimo italiano e con profonda volontà dimostrata di dedicare il suo tempo, che si pensa già poco, a un curioso qualsiasi che passava davanti al suo open in mostra.

Ma, senza fare torto a nessuno, mi limito alla magnitudine dei due big brand sopra citati per evidenziare come la devozione alla cura di ogni aspetto del “costruire barche” è ciò che  forse più di altri contribuisce al successo dell’iniziativa.

Non c’è lavoro troppo umile che non possa essere svolto da chi ha a cuore il risultato positivo della sua impresa.

E questo ha molto valore aggiunto. Solo per citare due benefici effetti collaterali.

Uno, diffonde una cultura aziendale in cui tutti partecipano alla causa: non c’è un armiamoci e partite.

Secondo, trasmette cura e attenzione verso chi stai per ospitare a casa tua: e questo, anche se non si legge razionalmente, emotivamente colpisce molto il cliente.

Certo, far brillare una bitta, avere lo spazio pulito o realizzare un altro post per i social sono alcuni degli aspetti che un imprenditore deve avere, se poi manca la strategia di sviluppo, se al salone ci si limita ad attendere i clienti, se non si ha un posizionamento che rende la tua proposta alternativa a tutti i tuoi concorrenti difficilmente i risultati arrivano, ma solo perché non dai ai clienti la possibilità di notare quanto ci tieni a loro, presentandogli le tue barche nel miglior modo possibile.

Sulla tua dedizione alla causa sappiamo che non ti mancano né voglia né capacità. Per tutto quello che riguarda marketing e comunicazione, se vuoi, possiamo parlarne e capire insieme come supportarti.

Basta una mail a: info@lliquida.com

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