C’è un nuovo turista che gira per l’Italia.
Spende 200 euro al giorno, non guarda troppo i listini e, soprattutto, non vuole sentirsi “uno dei tanti”.
Lo dice l’ultima indagine Isnart–Unioncamere–Enit: la domanda internazionale continua a crescere, passando dal 46% del 2010 al 56% dell’estate 2025. Ma il dato più interessante non è la quantità, è la qualità della spesa.
Di quei 200 euro, 86 vanno all’alloggio, il resto — più di 100f euro al giorno — finisce in esperienze, servizi, ristorazione, attività locali.
Ed è qui che la nautica può (e deve) entrare in gioco.
Perché se il turista “alto spendente” è disposto a investire più di 100 euro al giorno in ciò che vive — non in dove dorme —, i porti e i charter italiani hanno un’occasione enorme: trasformare la spesa in esperienza, non solo in transito.
Il turista nautico: quello da 200 €… è la base
Secondo l’Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare (Ossermare) e i report TTG Travel Experience, Altagamma e Giornale della Vela, il turista nautico spende ancora di più.
- 150–200 € al giorno per diportisti con barca propria o a noleggio.
Più della metà del budget va in ristoranti e bar, il resto in ormeggio, rifornimenti, escursioni e visite.
Una spesa più alta della media nazionale, con impatto diretto sulle economie costiere. - 2.730 € per 7 giorni: la spesa media di un charter da sei persone (≈ 390 €/giorno complessivi, 455 € pro capite a settimana).
Per yacht e catamarani di lusso i numeri salgono rapidamente: fino a ben oltre 10.000 alla settimana € a settimana. (Sui megayacht andiamo a centinaia di migliaia di € per settimana in mare) - 5.949 € l’anno è il costo medio di mantenimento e uso per un diportista, che sale a 30.499 € per yacht e navi da diporto.
Solo Liguria, Sardegna e Toscana concentrano il 40% dei posti barca italiani. - Ogni grande yacht genera una spesa 26 volte superiore a quella di un turista standard.
Nel 2022 il comparto ha prodotto 16,3 miliardi di euro di ricadute sul territorio, in crescita costante nel 2024. - Il 2024 ha visto un +130% di prenotazioni charter rispetto al 2022 e un +53% di spesa media nel segmento luxury.
Il 58% dei turisti nautici è in fascia medio-alta o alta, età 31–50 anni, provenienti da Italia (61%), UE (20%) e USA (14%).
Cosa significa per i marina e i charter
Per i marina, significa poter giustificare tariffe e servizi premium in linea con un target che spende tra 150 e 400 euro al giorno — e che valuta la qualità più dell’offerta.
Chi ormeggia non compra un posto barca: compra tempo, cura, silenzio e facilità.
Per i charter, vuol dire smettere di vendere “giorni in mare” e iniziare a vendere esperienze di mare.
Catering di bordo, sommelier di rotta, itinerari tailor-made, digital concierge: se metà della spesa è destinata alla ristorazione e all’esperienza locale, la barca deve diventare parte della destinazione, non solo il mezzo per raggiungerla.
Azioni concrete per intercettare l’alto spendente
- Segmenta l’offerta
Crea livelli di servizio coerenti con le diverse aspettative (premium, experience, lifestyle). - Collabora con il territorio
Ogni porto può diventare un micro-hub turistico se crea partnership con ristoranti, boutique e produttori locali. - Comunica valore, non prezzo
La differenza tra “ormeggio 180 €” e “posto barca con accoglienza personalizzata” è tutta nel racconto.
Qui trovi delle indicazioni sul perché avere attenzioni di marketing ti aiuta a lavorare meglio (e a guadagnare di più).
La Presidente di Isnart, Loretta Credaro, ha ricordato che il voto medio dell’esperienza Italia è salito a 8,9 su 10.
Ottimo. Ma nella nautica, il voto lo dà chi decide dove attraccare — e dove non tornare più.
Conclusione
Se il turista medio spende 200 euro al giorno, quello nautico ne spende almeno il doppio.
La vera domanda è: quanti di quei 400 finiscono davvero nel tuo porto?












