La scoperta del superlativo assoluto e buoni spunti per abusarne

“Ladies and gentlemen: the story you are about to read is true. Only the names have been changed to protect the innocent.” 

Parafraso l’incipit storico della serie Dragnet perché di una storia vera si tratta.

Ricevo nella casella di posta il seguente messaggio e relativo comunicato stampa.

«È la nuova meraviglia del mare, un capolavoro di smisurata bellezza. Dal 23 al 26 settembre la star assoluta del Salone della Nautica Bella 2026 sarà ONDA ENORME, il più grande ONDA mai costruito. […] la nuova ammiraglia porta il mito ONDA in una dimensione senza precedenti, reinterpretando su una scala mai esplorata gli stilemi che hanno reso il brand un’icona della nautica mondiale.

Firmato, come tutti i capolavori ONDA degli ultimi trent’anni, da Quelli Bravi del Design […], ONDA ENORME si distingue per proporzioni equilibrate, silhouette filante e purezza delle linee, che creano un’immagine di straordinaria armonia. Dettagli contemporanei e superfici scolpite, esaltate dalla verniciatura in tonalità metallizzate, conferiscono profondità e tridimensionalità al profilo.»

In ordine: meraviglia, capolavoro di smisurata bellezza, star assoluta, il più grande mai costruito, ammiraglia, dimensione senza precedenti, scala mai esplorata, icona della nautica mondiale. E poi, capolavori e straordinaria armonia.

Ti bastano i superlativi o senti il bisogno di averne qualcuno in più?

Ma ammettiamo, pur senza concedere, che siano fondamentali per capire la magnitudine della barca e del cantiere di cui parliamo, vado un po’ più a fondo.

Che cosa significano, concretamente: dettagli contemporanei? 

Una bitta e una bocca di rancio che appaiono simultaneamente?

«Le superfici scolpite», sono state realizzate con martello e scalpello?

Le barche che non hanno tali superfici, «esaltate dalla verniciatura in tonalità metallizzate» risultano bidimensionali perché non hanno un profilo che manifesta «profondità e tridimensionalità»?

A prescindere dal fatto che se penso a profilo immagino un bordo che disegna il contorno o una cosa vista di lato, che eventualmente mi pone l’attenzione sullo sviluppo in altezza e lunghezza più che in tridimensionalità.

Va bene, io rimango un ragazzo di paese e magari non capisco certi voli che la comunicazione moderna richiede.

Però la domanda mi sorge comunque spontanea: c’è qualcosa che davvero rende questa comunicazione accattivante o interessante?

Ovvero, se il cantiere fosse davvero l’ipotetico ONDA, questa comunicazione quanto spazio troverebbe sui giornali e soprattutto nelle voglie di un potenziale armatore?

Di sicuro, a suo favore, gioca il nome reale del cantiere, realmente uno dei più noti in assoluto.

E questo aggiunge un altro elemento di considerazione, ovvero che quando hai un brand puoi anche concederti qualche “distrazione”

Non a caso, nella raccolta sui detti toscani, il proverbio citato dal poeta Giuseppe Giusti recita: «Fatti buon nome e piscia a letto e diranno che sei sudato».

Quindi quali sono le due lezioni al prezzo di una lettura che si ottengono da queste considerazioni?

Una, per far compiere un balzo in avanti alla tua comunicazione nautica basta poco se anche “quelli buoni” si riempiono la bocca di aggettivi superlativi e dei soliti passepartout da comunicato che alla fine non dicono nulla.

Due, quando hai un brand puoi permetterti qualche inciampo in più. 

Per questo è fondamentale lavorare sulla percezione che dai di te, che specialmente all’inizio della tua vita come entità-che-vende-qualcosa.

E bada bene: dietro alla percezione ci deve essere sostanza, altrimenti il gioco si smaschera: un buon marketing su un prodotto di cacca fa solo fallire prima l’iniziativa.

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