Sostenibilità, accessibilità ed esclusività.
Sono le tre luci che guideranno il cammino del Groupe Beneteau nei prossimi anni.
A sentirle sembrano sia banali sia schizofreniche.
“Giura, anche tu mi sei sostenibile?!”
Vuoi una cosa contemporaneamente accessibile e premium… mmh, non è come dire che stai cercando una pornostar vergine?
Eppure il gigante francese lo dice sul serio e lo dimostra con i numeri.
Lo ha dichiarato Bruno Thivoyon, Ceo del colosso francese alla conferenza stampa che per gli addetti ai lavori, ha di fatto inaugurato il primo giorno del Cannes Yachting Festival.
Arrivano da uno dei protagonisti del mercato nautico con più orecchie nel mondo, per tipologia di brand, clienti e dealer.
Vale la pena registrarle per capire cosa succederà al mercato nei prossimi mesi e anni.
Chi picchia per primo, picchia due volte
In un mercato incerto con cicli decisionali più lunghi e clienti indecisi, Beneteau ha scelto di correre più veloce, non di rallentare: aggressività al posto della difesa.
Sessantasei lanci in tre anni, il 50% in più rispetto al triennio precedente. Ventiquattro modelli nuovi solo per la stagione 2026-2027.
I modelli usciti nel 2025 hanno già generato quasi il 30% delle vendite retail nel primo semestre 2026, con un +14% complessivo.
Tradotto: quando il mare è mosso, chi ha i motori accesi guadagna acqua su chi resta all’ormeggio ad aspettare che passi.
Un centro solo per pensare le barche
Per reggere questo ritmo, Beneteau ha creato un Design Center trasversale che mette insieme prodotto, branding, architettura navale, design e produzione.
Quattro comandamenti guidano il lavoro: accessibilità senza compromessi, spinta verso l’alto con prodotti premium, focus sul core business (taglia media), sostenibilità e servizi.
Chi decide la forma della barca, chi sa a chi è destinata, chi sa come va realizzata e le logiche di produzione e chi decide come raccontarla devono stare nella stessa stanza fin dal primo giorno.
Piccole, medie, grandi: si cura tutta la flotta
Il gruppo lavora su tre fronti insieme. Barche piccole per allargare la base, dal First 36 Spirit (e sul considerare un 11 metri una barca piccola potremmo parlarne, ma diamolo per buono) ai catamarani Lagoon. Soprattutto tra queste piccole spunta anche il Jeanneau Cap Camarat 6.0 CC, di sei metri.
Vedere un gruppo delle dimensioni di Beneteau proporre nel 2026 una barca così piccola fa presagire un cambio di direzione tutt’altro che marginale: quando il colosso torna a guardare in basso, significa che ha letto qualcosa nel mercato che i piccoli cantieri fanno ancora fatica a vedere.
Le taglie minori sono il segmento che si muove per primo dopo ogni crisi, covid compreso.
Taglia media curata come core business, perché è lì che si fa volume.
Barche grandi per l’esclusività, dal First 60 al Prestige F6.7, perché il mercato tira sempre più verso l’alto e i margini maggiori stanno lassù.
Tre strategie diverse, un solo gruppo che non deve scegliere tra crescere e guadagnare.
Attenzione: il gruppo industriale diversifica accessibilità ed esclusività attraverso i vari brand.
Il singolo cantiere rischia la perdita di identità se tenta di fare entrambe le cose con lo stesso marchio. Per questo è bene pensare a un brand “fratello” per lanciare un prodotto diverso (Es: Capoforte Invictus; Axopar, Brabus; Bluegame, Sanlorenzo…)
L’usato diventa un prodotto, non uno scarto
Con il programma NEO il ricondizionamento ufficiale delle barche usate passa da 2 a 8 modelli, su tre brand del gruppo.
È un motore di crescita per Beneteau, un accesso più credibile per chi compra, un valore di rivendita più alto per chi vende.
Un beneficio per tutta la catena degli interessati con barche dalla vita più lunga e un minore costo totale di possesso (il Total Cost of Ownership)
E in mezzo c’è l’obiettivo dichiarato di tagliare del 30% le emissioni Scope 3 entro il 2030.
Il messaggio per il settore: il mercato dell’usato muove da 3 a 5 barche per ogni barca nuova venduta.
Chi lo ignora, regala terreno a chi lo organizza.
Dalla barca al servizio
Wiziboat porta la navigazione in abbonamento su 34 basi.
Seanapps connette oltre 15.000 barche.
Joool, la partnership con E-LEKTRA lavora sull’elettrificazione della vela insieme a Fountaine Pajot e altri costruttori francesi.
Insomma, Beneteau smette di vendere solo un oggetto e comincia a vendere una relazione che dura tutta la vita della barca.
La lezione per chi non è un gigante
Dopo la lettera di Stassi Anastassov, Ceo di Ferretti Group, ecco un altro esempio di guida aziendale.
Non serve un fatturato da milioni di euro per applicare la stessa logica.
Serve chiarezza su dove si vuole stare.
Nel loro caso Beneteau Gropu: accessibilità, esclusività, sostenibilità.
Persino tutte insieme, ma pensate bene.
Tre cose valgono per chiunque operi in questo settore, a prescindere dalla taglia del cantiere:
- Comunicare la sostenibilità solo quando è legata a un fatto verificabile, un materiale, un dato di emissioni, un processo. Altrimenti resta uno slogan che il mercato oggi riconosce e punisce.
- Curare l’usato con la stessa attenzione del nuovo, perché è lì che si gioca la fedeltà del cliente nel lungo periodo.
- Tenere insieme prodotto e racconto fin dall’inizio, non affidare la narrazione a un ufficio marketing che lavora su ciò che è già stato deciso altrove.
La tua flotta, si muove e si racconta con la stessa coerenza?












