L’assassino della piccola nautica

Crisi della Piccola Nautica Italiana: Un’Autocritica tra “Nautici”?

Quanto male abbiamo fatto alla nautica italiana (e agli italiani) con il nostro modo di fare? Nel senso: siamo sicuri che se in Italia la piccola nautica soffre (per qualcuno è addirittura morta) non abbiamo un po’ di colpa noi “nautici”?

Il Contrasto: Superyacht al Top, Piccola Nautica in Sofferenza 

Da una parte i nostri yacht over 30 metri sono i più desiderati del mondo. Dall’altra i “piccolini” faticano a stare al passo: parlano i numeri.

Cito dal comunicato stampa di Confindustria nautica inviato contestualmente alla presentazione dello studio periodico: “La Nautica in Cifre Monitor – Trend di mercato 2024/2025”,

Le imprese dell’industria nautica […] si sono confrontate nel 2024 con […] una normalizzazione della crescita del settore e una più evidente differenziazione delle dinamiche fra i prodotti di fascia 1 elevata, la cui richiesta continua a essere importante, e la piccola nautica, che sta registrando incertezze in alcuni mercati e in alcuni segmenti tipologici e dimensionali, […].  

Le prospettive dell’industria nautica italiana restano […] trainate in particolare dal […] segmento dei superyacht, che mantiene il primato globale per ordini di unità superiori ai 24 metri, con 572 yacht in costruzione su un totale di 1.138.

Mancanza di Sinergia tra i Piccoli Cantieri Nautici 

Pongo una domanda: perché i piccoli cantieri non iniziano a lavorare in sinergia?

Mi spiego per chi costruisce tanto l’economia di scala è un vantaggio: comprare 10 osteriggi non è conveniente come comprarne 100.

Comprare 100 kg di poliestere o di fibra di vetro non ti dà accesso ai prezzi di chi ne compra 100 tonnellate.

Gruppi d’Acquisto Solidale (GAS) per la Nautica: Un’Opportunità? 

Allora, mi chiedo perché non c’è una sorta di GAS, gruppo di acquisto solidale, per i cantieri?

Che cosa impedisce alle piccole realtà di comprare insieme ciò che non rende una barca distinguibile dall’altra?

Resina, tubi, cavi elettrici, valvole, prese a mare, colle ecc?

Estendere la Collaborazione all’Acquisto di Accessori Nautici 

Vedendo poi quanto appiattimento c’è nell’offerta degli accessori, perché non espandere questo acquisto di gruppo anche a elementi meno anonimi, ma spesso comunque replicati su barche di cantieri differenti e spesso concorrenti?

Condivisione di Stampi e Piattaforme: Ispirazione dal Settore Auto 

E vado anche oltre, partendo da ciò che si fa nelle auto: perché non si condividono gli stampi?

Così come le industrie automobilistiche sfruttano le famose piattaforme con cui sono costruiti più modelli anche di marche diverse

Si condivide lo scheletro fondamentale di un’auto che include componenti come Il pianale (la base strutturale che supporta il resto del veicolo); il telaio (o parte di esso); i punti di ancoraggio per sospensioni, sterzo e motore; l’architettura elettronica di base.

Facile immaginare i vantaggi, no?

Riduzione dei costi; tempi di sviluppo più rapidi, economie di scala (daje…); flessibilità (ci si possono sviluppare diverse coperte, motorizzazioni layout di interni ecc); standardizzazione (a beneficio di formazione del personale tecnico, gestione dei ricambi e manutenzione).

Noi nautici, invece no.

L'”Italianità” come Ostacolo alla Crescita della Nautica 

La causa? Per me la principale è nella nostra italianità: ci piace litigare con il vicino di casa. Ma mica da oggi.

Pensa alla Firenze dell’Umanesimo e del Rinascimento: il faro della civiltà occidentale per diversi secoli.

Eppure avevamo guelfi e ghibellini, e una volta cacciati i ghibellini, i guelfi rimasti si son divisi in “bianchi” e “neri”.

Poco distante, a Siena, nasce il Palio (come altri centomila palii in giro per lo stivale): quartiere contro quartiere.

Insomma a noi italiani ci piace fare vedere che “io sono meglio di te”.

Scarsa Conoscenza del Cliente e Offerta Appiattita 

Seconda causa, la scarsa conoscenza del proprio cliente.

Si ragiona solo in funzione del proprio gusto, della propria competenza del proprio sistema di riferimento.

Quanti diportisti sono davvero in grado di arrivare a percepire le differenze di carena tra due barche mediamente progettate? Davvero pensi che chi prende una barca a motore di 30 piedi per andare in crociera con la famiglia si accorge delle differenze del x% che possono esserci nell’efficienza della carena del cantiere A rispetto a quella del cantiere B?

Anche perché non è infrequente che si prende una barca di moda del cantiere XYZ, si copia lo scafo e si crea uno stampo per un modello del cantiere ABC.

La Polverizzazione dei Cantieri e la Mancanza di Ambizione 

Altra causa è la polverizzazione dei cantieri, spesso piccoli o piccolissimi, gestiti da chi si accontenta di produrre le sue 30 barchette l’anno, ognuna con 2mila euro di margine.

Poi un po’ di manutenzione, qualche accessorio extra e il cantiere sta in piedi.

Nessun interesse a doversi accorpare ad altri che comunque ti vincolano, se non altro per decidere cosa comprare quando c’è da mandare l’ordine collettivo: io voglio essere padrone in casa mia.

L’Importanza del Marketing e della Comunicazione nella Nautica 

Poi c’è la cosa che più mi riguarda: il marketing e la comunicazione.

Lo dicevo recentemente: parlare solo di barche grandi è deleterio.

E parlarne come ne abbiamo fatto enfatizzando il lusso anziché l’andare per mare lo è ancora di più.

La barca è vista culturalmente come qualcosa da ricchi e quindi o ci nasci o di base non ci si avvicina.

Poi certo, il problema di posti barca, dei costi, del rimessaggio ecc.

Confronto con i Paesi Nordici: Una Diversa Cultura Nautica 

Ma se gli abitanti dei paesi nordeuropei che navigano con un clima e con dei mari molto, molto meno favorevoli di quello che abbiamo vinto noi mediterranei, hanno una barca ogni 15 persone, perché in Italia ne abbiamo una ogni 120?

Quindi, come al solito, le croci sono sempre fatte di due legni: in questo caso c’è la posizione di chi le barche le realizza e quella di chi le barche le compra. Ma davvero non si riesce a fare nulla di meglio?

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