Perché le barche sembrano tutte uguali – il potere delle parole nella nautica

Da bambino c’era una cosa che mi aveva affascinato tantissimo, a scuola: il ciclostile.

Prima ancora che le fotocopiatrici fossero di uso comune, il sistema per replicare un contenuto testuale era quello.

Giravi la maniglia e quello sfornava copie su copie.

Un giro, “tatlank!”, una copia, altro giro, “tatlank!”, altra copia.

E così via, finché non finivano i fogli o l’inchiostro.

Bellissimo per un bambino che l’unica altra magia del genere che avesse mai visto era la carta carbone.

Magica anche quella, ma molto meno potente.

Quando sono cresciuto mi sono accorto che questa fascinazione per la copia è rimasta anche oggi.

Sicuramente nel mondo della nautica.

Se leggi dieci brochure di dieci cantieri diversi, scoprirai che tutte le barche sono: leader di settore; senza compromessi; progettate per offrire prestazioni e comfort.

E tutte promettono la stessa cosa: un’esperienza a 360 gradi.

Ti rivelo una grande verità: dire una qualsiasi delle cose sopra è come dire che l’acqua è bagnata: non aggiunge un atomo di informazione alla scelta dell’armatore.

In compenso, leggendo le brochure sembra che tutte le barche siano incredibilmente simili.

Eppure no, le barche non sono tutte uguali.

Le differenze esistono davvero, solo che raramente sono raccontate.

Una barca può essere progettata per: uscire poche ore la domenica o affrontare una settimana di crociera.

E questo ne cambia molto la natura: nel primo caso non hai bisogno di tutto il peso che ti serve nella seconda in termini di impianti, accessori e arredi.

Nel primo caso bastano un frigorifero a pozzetto per due bibite e una cuscineria da spiaggia; nel secondo servono 400 litri di acqua dolce, stipetti capaci di contenere la spesa per una settimana senza che i barattoli diventino proiettili alla prima onda, piatti e posate e accessori per cucinare, coperte per dormire ecc.

In pratica sono differenze che modificano completamente la filosofia del progetto.

Eppure il linguaggio con cui le raccontiamo resta sempre lo stesso.

Mi è capitato tra saloni e presenze in porto di sentire gente affermare che la differenza tra un trawler e un open era esclusivamente la presenza della tuga – anzi della “cabina”.

Nessun riferimento alla tipologia di navigazione: uno dislocante, uno planante o all’utilizzo, uno pensato per navigazioni a lungo raggio e l’altro come fast commuter.

E purtroppo c’è sempre meno capacità di “fare scuola” perché sono cambiati usi e costumi dei diportisti.

Negli ultimi vent’anni la nautica ha vissuto un cambiamento molto più profondo di quanto sembri.

Non riguarda solo le carene o i layout.

Riguarda il motivo per cui le persone comprano una barca.

Un tempo l’armatore era spesso un appassionato: conosceva la propria barca; sapeva giudicarne le qualità nautiche; ne conosceva i limiti.

Oggi, invece, molti armatori sono consumatori di esperienze più che interessati alla barca.

La scelta segue spesso questa gerarchia:

come appare la barca – ovvero che figura ci farò a farmici vedere sopra;

come immagino la vita a bordo – ovvero quanto ci starò comodo sopra;

come naviga – che poi è più un: qual è la velocità di crociera.

Le qualità nautiche entrano davvero in gioco solo per chi naviga molto, pesca seriamente o viaggia davvero a vento.

Oggi ce ne sono per tutti: per l’esperto e per il neofita, per chi vuole apparire e per chi vuole essere.

Il problema non è la varietà delle barche, è che le raccontiamo tutte con le stesse parole.

Se guardiamo il design delle barche degli ultimi anni, il cambiamento diventa evidente.

Volumi sempre più grandi. Finestrature enormi e ovunque. Docce separate anche su barche di undici metri. Altezze interne che permettono a un uomo di un metro e novanta di farsi la doccia senza dover inclinare la testa, un lusso impensabile fino a pochi anni fa.

Il modello mentale si è spostato da “barca” a casa galleggiante.

Per carità, in termini di comfort è tutto un vantaggio.

Eppure sono proprio queste qualità, sempre meno considerate, a fare la differenza quando il mare non è quello delle brochure.

Ci sono caratteristiche che chi naviga davvero riconosce subito.

L’efficienza di navigazione.

La capacità di mantenere velocità di crociera con mare formato.

La durevolezza della costruzione.

Sono qualità che non si vedono in banchina e non si misurano in una prova di dieci minuti.

Si capiscono con il tempo.

Spesso dopo anni.

Il problema della nautica più che progettare barche diverse è trovare parole diverse per raccontarle.

Finché continueremo a descrivere ogni barca con lo stesso vocabolario, continueranno a sembrarci tutte uguali.

Per di più alla nautica – e ai diportisti – gioverebbe tornare a raccontare: come si naviga davvero; perché una barca è stata progettata in un certo modo; per chi è stata pensata.

Perché una barca prima che un oggetto è un modo di vivere il mare.

E il mare non è mai stato una cosa standardizzata.

Perché O mare fa o mare.Come diceva nell’omonima, bellissima poesia: Eduardo de Filippo.

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